Progetto fotografico / coreografico: “CUBO” - Un’idea di Alberto Desirò

Il cubo nasce come progetto fotografico e videografico emozionale


Ho costruito il cubo in legno.

Precisamente un metro cubo.

La donna circoscritta nel cubo ha come primo significato il sentimento di ‘costrizione’.

Costrizione / Limite / Abuso / Sorpruso / Violenza / Sottrazione / Paura / Sessualità negata / Negazione


Il progetto "CUBO" è ora anche un oggetto di una creazione coreografica.

Una sedia e una donna seduta costretta a stare curva per adattarsi allo spazio.

Una luce fioca di una lampadina che pende da un filo.

Unica fonte di luce interna.

L'obiettivo coreografico è quello di rendere visibile e manifesto il bisogno di esprimere la prigione nascosta di una donna, creata o imposta da altri o inconsciamente auto costruita. Il cubo come mezzo di rappresentazione di ciò che la donna racchiude dentro di sé e che solo lei conosce, un urlo femminile non di paura ma di rabbia, dolore e delusione che la costringe a ritirarsi in quell'unico spazio rimasto vero e immune dai luoghi comuni.

 

Progetto video/fotografico: “CUBO”

Un esperimento con le donne. Ma non solo donne belle e giovani, tutte quelle che vogliono entrare nel cubo, di ogni età e estrazione, razza e cultura, purché abbiamo qualcosa da "esprimere" con il proprio corpo e con alcuni oggetti che le rappresentano.

L’intento è quello di riuscire a rendere visibile e manifesto, attraverso la luce e la tecnica fotografica, il bisogno di esprimere la prigione nascosta di queste donne, creata o imposta da altri o, anche inconsciamente, auto costruita.

Il progetto è ambizioso, perché per le persone “comuni” è difficile “spogliarsi” (metaforicamente o realmente), hanno bisogno di tempo, devono sentirsi “al sicuro”, in un luogo protetto o, per così dire, "inesistente". Non è che “la protagonista” arriva, si fa fotografare e se ne va: è un lavoro impegnativo, coraggioso, per lei e per tutti gli “attori” del progetto.

Il risultato non deve essere troppo artefatto, né l'impronta del fotografo sulla modella troppo prepotente. Le immagini alla fine non devono rappresentare il pensiero del fotografo ma quello della donna, non, ancora una volta, una donna sottomessa alla volontà altrui, che entra nel cubo curva, che accetta di rappresentare un'idea che non è sua, che, in ginocchio, mette la testa nella pattumiera, che si fa legare, costringere, opprimere...

Il sentimento guardando quelle foto non deve essere il malessere della donna/modella che rimane totalmente nascosta all'interno del suo cubo invisibile, una sorta di compiacimento macho/erotico del fotografo e se anche alcuni di quelli scatti li avesse fatti una donna sarebbero solo un adeguamento ai fini 

commerciali ed estetici dell'arte totalmente al maschile.

Il successo del progetto sarebbe invece che il cubo potesse rappresentare ciò che la donna racchiude dentro di sé e che solo lei conosce, un urlo femminile non di paura ma di rabbia, dolore e delusione che la costringe a ritirarsi in quell'unico spazio rimasto Vero e isolato dai luoghi comuni.


"CUBO" | Isabella Giustina interpreta il cubo


Sponsor "CUBO"


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Organizzazione

AD Gallery

Idea di: Alberto Desirò

Fotografia: Alberto Desirò

Fotografo di Scena: Luca Chiostri
Per informazioni: alberto@adgallery.it


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